Halloween o Holyween? tutto, ma niente crociate

Oggi mi chiedevo, anzi no, oggi mi hanno chiesto: “Prof, ci sono delle canzoni per Halloween? Sulle streghe, sui morti…?”

Mi piacciono i cappelli. Quando posso, ovunque io sia, al supermercato o al mercato, alla fiera o in boutique, ne provo uno. Di qualunque foggia: con le orecchie, con la veletta, eleganti, di piume, di pile, strani, grandi, piccoli. Provo tutto. Figurarsi ad Halloween, con tutti quelli da strega che si trovano in giro.

La domanda sulle canzoni di Halloween mi arriva in questo periodo praticamente ogni anno, cambiano solo i soggetti (streghe/morti/zucche/cimitero/pipistrelli…). E come ogni anno anche la diatriba “Halloween sì/ vade retro Halloween” arriva implacabile come il panettone a Natale.

Personalmente le crociate pro o contro qualcosa in maniera univoca ed estremista non mi hanno mai conquistata: io ho le mie idee e tu hai le tue, punto. Io non nascondo le mie e ti chiedo di fare altrettanto con le tue, perché grazie alle tue idee io posso farmi delle domande, con cui magari rinforzare le mie o semplicemente arricchirle di colori nuovi o magari ammettere che le tue hanno più senso delle mie. In pace, nel rispetto e in condivisione. E tu forse farai altrettanto.

Su Halloween ad esempio ho delle idee piuttosto chiare, o meglio sono chiare sulle crociate pro o contro, e sono chiare sulla volontà di capirne le origini, le trasformazioni, le motivazioni originarie e moderne. Poi ogni avvenimento, festività o momento ha molteplici sfaccettature, alcune pure, nella loro natura, altre impregnate di rimaneggiamenti e/o globalizzazione. La risposta perciò alla domanda se ci sono canzoni per Halloween è semplicemente sì, ce ne sono e sono diverse a seconda della finalità.

Perché Halloween è un momento molto più complesso di quello che ci viene passato dalla tv e dal business e semplice insieme, e ogni canto, come sempre, è in qualche modo legato alla nostra vita quotidiana.

Halloween (All Hallows Eve = la Notte di tutti i Santi) raccoglie e combina tante tradizioni diverse e più o meno lontane nel tempo, a partire dal momento in cui si temeva (e si festeggiava anche) che in questa notte la distanza fra il regno dei morti si avvicinasse a quello dei vivi. Questa notte però segnava anche la fine dell’estate e del raccolto e l’entrata nel periodo buio e più duro: l’inverno. Ci sono molte canzoni che trattano questo passaggio, dedicate all’autunno o più nello specifico al solstizio d’inverno, dove spesso all’interno viene espresso proprio qualche concetto di timore.

Il ritrovarsi intorno ai falò, di fronte ai quali si portavano doni, rappresentava un momento sociale di estrema importanza, di esorcismo delle paure del freddo e dell’inverno buio, un’ occasione per rinnovare l’affetto per i propri defunti, ma anche per cacciare gli spiriti “dannati” che sarebbero potuti giungere in mezzo agli uomini (ecco la pratica del travestimento per non essere riconosciuti dagli spiriti).

Col Medioevo poi le tradizioni si arricchiscono, per non parlare dell’800 con le grandi migrazioni e incontri di popoli: la danza macabra, il tema iconografico (ripreso anche da molti compositori) che rappresenta scheletri che danzano coi vivi (“memento mori” = ricordati che devi morire) o l’idea del dolcetto o scherzetto (trick or treat) che deriva dalla richiesta di pane (soul cake = pane dell’anima) decorato con una croce fatta di uvetta, che rappresentava le preghiere che il mendicante prometteva al donatore, religiosità e disperazione completamente scomparse nelle pratiche odierne. Anche lasciare una luce alla finestra o la tavola preparata sono tradizioni rimaste tutt’oggi in molte nostre regioni italiane, per non parlare dei dolci (il pan dei morti, le ossa dei morti). In tutti i giorni che precedono il Giorno dei Defunti poi si fa visita ai cimiteri, portando solitamente fiori (vd. la festa di epoca romana di Feralia da fero = portare – doni, cibo, fiori, ecc).

Tutti i riferimenti al satanismo e alle pratiche di magia nera in questa notte personalmente non mi interessano: ogni momento religioso ha da sempre il suo lato oscuro, la risposta del male e l’antagonista in veste decisa. Questa notte è considerata la notte delle streghe, del male e dell’oscurità per eccellenza: io, da credente, mi faccio forte del significato dell’unione della Chiesa con i suoi defunti e i suoi santi, in una continuità perpetua. La responsabilità degli adulti nei confronti dei più giovani, a mio avviso, è proprio questa: documentarsi e affrontare anche temi che subito ci potrebbero spaventare, conoscerne i significati e guardarli in faccia, non rifiutandoli, nascosti dietro a frasi fatte e concetti limitati a giusto/sbagliato, bello/brutto, bene/male. Il consumismo, il business e la globalizzazione hanno le redini da anni su molte “feste”, ma non è negando che ci si salvaguarda, ma approfondendo e affrontando ogni tema. Poi ognuno è libero di “festeggiare” o meno, purché la sua motivazione sia fondata.

Concludendo, ai miei studenti consiglio sempre di vedere e ascoltare “Soul cake” , la canzone più emblematica di questo periodo, soprattutto nella versione di Sting nella Durham Cathedral (che allego in fondo). La canzone riprende proprio, come da tradizione, la cantilena  dei mendicanti che chiedevano appunto la soul cake in cambio di preghiere, come ci è stata tramandata. Nella versione di Sting, si può ascoltare poi un accenno di “God Rest You Merry Gentlemen”, noto carols natalizio, come anticipazione delle festività successive.

E comunque Halloween o no, io continuo a provarmi tutti i cappelli che trovo.

    

   

(di Roberta Frameglia, 18 ottobre 2015)

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