Oggi l’estate di San Martino, domani l’Inverno di Vivaldi

20. san martinoOggi mi chiedevo: Morten Lauridsen è danese o scandinavo?

Cominciamo dall’ inizio, sperando di non perderci, perché le associazioni mentali sono da sempre la mia rovina (anche il senso d’orientamento, dice mio marito, ma questo è un altro discorso).

L’altra mattina, parlando del tempo coi miei ragazzi in classe, uno trionfante dice: “Oggi l’estate di San Martino, domani l’Inverno di Vivaldi”. Con grande stupore chiedo da chi l’avesse sentito. “L’ha detto mio nonno!”. Meravigliosi i nonni che, saggi, possono insinuare semi di cultura.

Una volta tornata a casa, mi metto a pensare e cerco.

L’Estate di San Martino, “…tre giorni e un pocolino” come dice il proverbio, sono alcuni giorni di tepore e bel tempo che si verificano, da tempi antichissimi, intorno all’11 novembre, proprio il giorno in cui si festeggia San Martino (di Tours). Molti riferimenti vengono attribuiti  a questa data e a questo santo: “fare san martino”, ad esempio, nei paesi della Pianura Padana, prettamente agricoli, significa fare trasloco, riprendendo l’uso di rinnovare i contratti dei contadini che terminavano la semina e, nel caso non fossero riconfermati, avrebbero dovuto cambiare datore di lavoro e quindi casa.

“Per San Martino ogni mosto è vino”: un’altra tradizione vuole che, sempre in questi giorni, si aprano le botti e si assaggi il vino novello, vista la conclusione del processo di vinificazione, e ancora oggi, in molti paesi, si organizza la “Sagra di San Martino”, dove, assieme al vino, si mangiano le prime castagne. Giosuè Carducci, nel sua “San Martino”, celebra proprio le caratteristiche di questa festa (“… Ma per le vie del borgo/ Dal ribollir de’ tini / Va l’aspro odor de i vini/ L’anime a rallegrar…”).

Da qui, per associazioni mentali, sono arrivata al Martin pescatore, l’uccellino colorato che pesca tuffandosi velocissimo 20.martin pescatorenell’ acqua. Poi al detto “per un punto Martin perse la cappa”, visto che per un errore nello scrivere una frase (invece di “Porta, patens esto. Nulli claudaris honesto = Porta, resta aperta. Non essere chiusa a nessun onesto”, che avrebbe dovuto essere scritta a mano sopra la porta del convento dell’Abate Martino di un paese toscano, fu scritto “Porta patens esto nulli. Claudatur honesto= La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all’ onesto”), l’abate perse la sua nomina definita con la “cappa”, il mantello tipico.

La fantasia mi ha portato poi ai Martinitt, che fin dai miei primi mesi a Milano (e siamo nel 1995), mi affascinano sempre molto. I Martinitt, o piccoli Martini, erano bambini orfani, poveri e abbandonati di Milano che, a partire dal 1532 iniziarono ad essere accolti e accuditi in una struttura che offriva loro ricovero, assistenza, istruzione ed educazione. Il nome deriva dalla parrocchia di San Martino che offrì la prima sede ai ragazzi raccolti per le strade da Gerolamo Emiliani, poi canonizzato  nel 1767 e proclamato nel 1928 da Pio XI  “Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata”. Nel 1861 viene fondata la Banda Musicale dei Martinitt, per educare i giovani ospiti allo studio di uno strumento e da quel momento, ogni anno il I gennaio la tradizione milanese vuole che le bande musicali cittadine, fra cui anche la Banda dei Martinitt, si ritrovino nel cortile d’Onore di Palazzo Marino assieme a centinaia di milanesi che accorrono (qui un video amatoriale girato da me il I gennaio 2015).

Da qui sono arrivata ai nomi: Martin Lutero  (1483 – 1546), il teologo tedesco artefice della Riforma Protestante; Martin Luther King  (1929 –  1968), il pastore protestante, politico e attivista statunitense, difensore dei diritti civili; Martti Talvela (1935 – 1989), per pochi intenditori, il magnifico basso finlandese; Martin Scorsese (1942) il regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense, fino ad arrivare finalmente al buon Morten Lauridsen, 20.lauridsenuno fra i compositori per coro più interessanti del panorama contemporaneo… danese, ma naturalizzato statunitense!

Missione compiuta.

(di Roberta Frameglia, 7 novembre 2015)

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