O Tannenbaum

TannenbaumOggi mi chiedevo: presepe, albero o entrambi?

Oggi in tutto il mondo si entra in Avvento. In realtà io, come ambrosiana, lo sono già da 2 settimane, ma le riflessioni che sto per fare sono legate agli addobbi natalizi che probabilmente, come quasi tutti i milanesi, mi accingerò a preparare per Sant’Ambrogio (7 dicembre).

Quando ero piccola, provenendo da una famiglia veneta molto tradizionalista, si faceva tutto per Santa Lucia, il 13 dicembre: prima si preparava il presepe e solo dopo anche l’albero. L’albero sembrava fosse uno sfizio, un segno quasi pagano, o meglio un contentino per me bambina. Il simbolo importante e fondamentale era il presepe e nient’altro. E per me andava tutto bene, purché ci fossero tante lucine e tanti ninnoli per casa.

Crescendo qualche domanda me la sono fatta e ora preparo fiera presepe e albero, ascoltando allegramente tutte le carols natalizie possibili, in compagnia dei miei gatti, esaltati da tanto caos in casa.

Perché l’albero di Natale, così come viene usato oggi, ha una storia molto interessante e molto profonda. Il cristianesimo, si sa, ha dato a molte antiche usanze pagane significati cristiani e anche l’abete, l’albero natalizio, è divenuto il simbolo dell’Albero della Vita, in riferimento al primo capitolo della Bibbia, grazie al quale Adamo ed Eva potevano nutrirsi. E l’Albero della Vita poi diviene inevitabilmente Cristo stesso, in riferimento al legno della croce: il legno che fiorisce e che fruttifica, il Cristo che dona la sua vita per i figli.

La mia parte critica (molto spiccata in effetti) mi porta però a riflettere sulle origini di tutto questo: cosa succedeva prima dei Cristiani?

L’abitudine di decorare gli alberi con lumini, nastri e oggetti colorati si riscontra già coi Celti durante le celebrazioni del solstizio d’inverno. Anche i Romani ne adottarono l’usanza, mentre i Cristiani in un primo momento preferirono l’agrifoglio, che ricordava le spine  della corona di Cristo (si dovranno aspettare un bel po’ di secoli, fino al 1963 ad esempio, perché i Cristiani vivano tutto questo con un po’ di… leggerezza).

Estonia (Tallin), Lettonia (Riga) e Alsazia si contendono la sede del primo vero albero di Natale, tutte a partire dalla fine del 1400. In particolare si narra che a Tallin fu eretto un grande abete in centro alla piazza principale, attorno al quale i giovani senza compagno ballavano alla ricerca dell’anima gemella. In ogni caso il riferimento all’Albero Cosmico, l’albero della vita, decorato con mele, noci, forme di zucchero e fiori di carta è diffuso in tutte le culture. Come l’usanza di portare in casa, prima del nuovo anno, un ramo beneaugurante.

Poi nel Medioevo, nel Nord Europa, si diffonde la tradizione di ricostruire nelle chiese protestanti lo scenario del paradiso terrestre con Adamo ed Eva, con tanto di alberi da frutto, simboli di abbondanza e del mistero della vita. La cosa si fa sempre più diffusa tanto da preferire gli abeti, il Tannenbaum, perché sempreverde, simbolo di eternità. Con Goethe e “I dolori del giovane Werther” si parla per la prima volta di albero di Natale nella letteratura.

Arriviamo poi a uno dei canti natalizi tradizionali più noti: “O Tannenbaum”. Il testo moderno è stato scritto nel 1824 dall’ organista, insegnante e compositore Ernst Anschütz di Lipsia. Il testo in realtà non si riferisce al Natale, ma descrive semplicemente un abete di Natale decorato. Il perno su cui si basa il testo è invece la qualità sempreverde dell’ abete come simbolo di costanza e fedeltà.

Anschütz infatti basa il suo testo su una canzone popolare del XVI sec. che narrava una storia d’amore tragica, prendendo ad esempio il sempreverde, l’ abete “fedele”, in contrasto con una amante infedele. La canzone popolare successivamente è stata collegata al Natale: la versione di Anschütz aveva treu (vero, fedele) come l’aggettivo che descrive foglie e aghi dell’ abete, rifacendosi al paragone con la fanciulla infedele della canzone popolare, cambiato poi in grün (verde), per essere meglio associato al Natale.

Insomma, sono felice di fare l’albero di Natale, sia col significato cristiano che con quello più “pagano”. Perché credo fermamente che l’unione di più usanze non porti solo allo scontro, ma sempre all’arricchimento.

Ora vado, che Otto ha trovato la scatola delle palline…

(di Roberta Frameglia, 29 novembre 2015)

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Pierangelo
    Nov 29, 2015 @ 11:11:24

    Brava!👏👏👏👏

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