Il canto di grilli e cicale: ed è estate!

estateDa un anno esatto il Ticino è il mio vicino di casa. E’ fra i primi che saluto alla mattina e fra gli ultimi alla sera. Tranquillo spesso, più inverso talvolta, una presenza rassicurante sempre. E’ come un nonno seduto ai giardini che legge mentre i nipoti si scatenano; come la sigla del tg che ti scandisce l’ora, mentre sei indaffarato; come il profumo di pane quando, assorto nei tuoi pensieri, passi davanti a una panetteria; come il rumore dei ruscelli quando cammini in montagna; come il canto delle cicale e dei grilli d’estate

Ecco, oggi pensavo proprio a loro, a quel silenzioso rumore estivo.

Primo chiarimento: le cicale cantano di giorno, i grilli di notte. Le une non ti lasciano un attimo di tregua sotto il sole afoso, gli altri mentre cerchi di dormire, fra caldo e zanzare. Insomma, un ininterrotto, sano inquinamento acustico. Ma bisogna dire che, a differenza della specie umana, sono i maschi di entrambe le specie ad essere i più ciarloni, o più precisamente “cicaloni”.

Per attirare le femmine per l’accoppiamento, che si dice siano attratte proprio da chi ha il canto più potente, i maschi attivano degli organi stridulatori. Le cicale hanno “lamine (timballi) tese da tendini che le collegano a muscoli, sui lati dell’addome; per produrre il suono l’insetto fa vibrare le lamine e camere d’aria provvedono alla risonanza. Non si tratta quindi di un suono prodotto da sfregamenti di parti del corpo.” (da wikipedia). Ascolta

I grilli invece “producono il loro cinguettio sfregando una serie di creste presenti su un’ala, come fossero un plettro, contro un raschietto sulla fascia opposta. Ipoteticamente ciò significa che un grillo potrebbe produrre due canzoni distinte utilizzando entrambi i lati. La frequenza del suono è un indicatore affidabile della dimensione maschile: un grillo femmina può capire quanto è grande un maschio semplicemente ascoltando il tono della canzone.” (da wikipedia). Ascolta

Cicale e grilli fanno da sempre parte delle culture contadine di tutto il mondo e sono simbolo di prosperità e salute, fin da antiche testimonianze greche. Solo per Esopo la cicala è emblema di imprevidenza, messa a paragone con la lungimirante formica, ma per le tradizioni di tante parti del mondo questo è solo un racconto. grilliIl grillo in Cina è addirittura allevato nelle case e conservato in eleganti gabbie, per godere, egoisticamente, irrispettosamente, tutto l’anno del canto estivo.

Sempre in Oriente entrambe le specie sono allevate per finalità culinarie: in Cina, in Vietnam, in Thailandia e in Cambogia sia cicale che grilli, bolliti, saltati, fritti, alla griglia, assieme a ragni, scarafaggi marinati, scorpioni impanati e frittura di formiche, sono considerati prelibati street food, tanto che Pechino ha recentemente avanzato richiesta all’Unesco per poter veder attribuito ai cento cibi di strada dalle ricette più antiche e popolari della capitale il riconoscimento di “patrimonio culturale dell’umanità”.

Anche in Italia, in Trentino, è stata aperta recentemente un’azienda per l’allevamento dei grilli a scopo culinario: se ne vantano proprietà nutrizionali importanti, le proteine contenute sono digeribili al 98 per cento, inoltre contengono Omega 3 e 6, ferro e selenio.

Tutto molto folkloristico, ma a me torna in mente il racconto della mia maestra al Conservatorio, quando mi raccontò dell’improvvisazione di Ella Fitzgerald, quando, alla fine di un indimenticabile concerto a Juan-les-Pins nel 1964, dopo essere stata “disturbata” tutta la sera, decide di “duettare” improvvisando una divertente canzone con i grilli, su una nota e con un simpatico testo inventato al momento. La mia maestra era presente.

Ella FitzgeraldLa vicenda è andata così: il 29 Luglio 1964 a Juan-les-Pins, Ella dà ulteriore prova del suo talento di improvvisazione al termine del concerto tenuto nella pineta Gould, lungo la spiaggia: dopo aver ringraziato il pubblico, ringrazia i grilli, il cui canto si è mescolato con quello di lei per tutto il concerto, e, con i suoi musicisti inizia un’ improvvisazione sul tema del dialogo con il coro dei grilli: ne uscirà una canzone memorabile, su un’unica nota e con un testo scanzonato (“grilli a destra, grilli a sinistra… sta diventando una competizione”), cantata con la sua voce morbida e sorridente, condotta magistralmente dal suo fedele pianista, Tommy Flanagan, al quale chiede di proporle una base introduttiva ripetuta, give me a little vamp…(dammi un po’ di improvvisazione…). (Ascolta “The Cricket Song“)

Concludo con due poesie di due illustri poeti italiani.

Il grillo – Giovanni Parati (1815-1884)grillo--400x300

Son piccin, cornuto e bruno;
me ne sto fra l’erbe e i fior:
sotto un giunco o sotto un pruno
la mia casa è da signor.
Non è d’oro e non d’argento,
ma ritonda e fonda elI’ è:
terra è il tetto e il pavimento,
e vi albergo come un re.
Se il fanciul col suo fuscello!
fuor mi trae dal mio manier,
in un picciolo castello
io divento il suo piacer.
Canto all’alba e canto a sera
in quell’atrio o al mio covil;
monachello in veste nera
rodo l’erbe e canto apriI.
So che il cantico d’un grillo
è una gocciola nel mar;
ma son mesto, s’io non trillo:
deh! lasciatemi cantar.
So che, al par dell’altra gente,
se il destin morir mi fa,
un fratello od un parente
sepoltura a me non dà.
Pur, negletta e fredda spoglia,
se nel prato io morirò,
là sull’orlo alla mia soglia
anche morto un re sarò.
Il re buono, il re piccino
fiori ed erbe avrà per vel,
ed avrà per baldacchino
sulla testa il roseo ciel.

Le cicale – Giosué Carducci  (1835 – 1907)cicala

Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide
mattinate; cominciano ad accordare in lirica
monotonia le voci argute e squillanti.
Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi;
poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove,
pazze di sole; poi tutto un gran coro .che aumenta
d’intonazione e di intensità col calore e col luglio, e
canta, canta, canta, sui capi, d’attorno, ai piedi
dei mietitori.
Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere
solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura
canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino…

(di Roberta Frameglia, 20 luglio 2016)

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Tutti pazzi per l’Islanda

3500E anche questi Europei di calcio sono finiti. I nostri Azzurri non hanno raggiunto i risultati sperati, ma dobbiamo ammettere che a farla da padroni, almeno fino ai quarti di finale, sono stati altri Azzurri: gli Islandesi, per la prima volta presenti agli Europei.

I vichinghi biondi hanno attirato l’attenzione generale per molti motivi:

  1. perché tutti ci siamo appassionati alla favola della squadra senza speranze, su cui nessuno avrebbe puntato e che stava lentamente facendosi strada verso la finale, e forse un po’ perché finalmente l’Europa poteva essere rappresentata da una nazione diversa dalle solite, proprio in questo complesso momento storico;
  2. perché la divisa, blu come il cielo, con linee verticali bianche e rosse che evocano i geyser islandesi, è stata realizzata da un giovane designer italiano, Filippo Affanni di 23 anni;
  3. perché sia i giocatori che la tifoseria… erano un bel vedere (uomini e donne, non c’è che dire!);
  4. per la Haka islandese, il “geyser sound”, o più correttamente chiamato l’Iceland Viking Haka.

Prima di parlare di questa novità, voglio aggiungere ciò che invece, proprio all’inizio degli Europei, ha attirato maggiormente la mia curiosità: il loro INNO NAZIONALE.

Lofsöngur (Canto di preghiera, chiamato anche Ó Guð Vors Lands, O Dio della nostra terra) è stato originariamente scritto come un inno in occasione delle celebrazioni del 1874 per commemorare il millennio dell’ insediamento islandese. Il testo è tratto dal Salmo 90, scritto nel 1874 dal reverendo Matthías Jochumsson (1835-1920), uno dei poeti più amati islandesi di tutti i tempi. La musica è stata composta poi da Sveinbjörn Sveinbjörnsson (1847-1926), il primo islandese a fare una carriera musicale. La poesia di Jochumsson, tuttavia, è più un inno religioso che un’ode patriottica, e l’estensione del brano è troppa ampia per molte persone perché siano in grado di cantarlo. E’ questo che mi ha colpito maggiormente: guardando lo spartito originale si passa da un Si sotto il rigo per arrivare ripetutamente al La sopra il rigo, escursione davvero ardua per un cantante da stadio. Sembra incantabile, eppure nessun islandese si tira indietro dal farlo. Gli islandesi sembrano non vederne ostacoli  e nessun altro inno patriottico, anche quelli più facili, ha soppiantato il Lofsöngur come inno nazionale. Meritano davvero uno sguardo lo spartito (qui) e il video più esemplificativo (sotto video 1).

Ma torniamo al GEYSER SOUND. Ora che tutti ne parlano, come sempre accade in queste occasioni, in molti ne rivendicano la paternità e si va dalla Scozia (Motherwell) alla Polonia (pallamano), fino addirittura a Sparta, in Grecia (dal film 300 del 2007). L’ipotesi più accreditata sostiene che provenga dalla Scottish Premier League. I sostenitori del club scozzese Motherwell utilizzano da tempo un simile grido di battaglia, che si dice sia stato ripreso dagli islandesi dopo che le squadre si sono affrontate nelle qualificazioni di Europa League nel 2014. L’idea scozzese pare copiata dal film 300 del 2007, dove il protagonista (Leonida, Gerald Butler) dimostra agli Arcadi che gli Spartani pur essendo pochi, sono di spirito dei veri soldati (memorabile quel ruggito “Spartani, qual è il vostro mestiere?”). (sotto video 2). Ora anche gli islandesi l’hanno adottata: l ‘ “Iceland haka”, il canto dei tifosi, scanditi dal due colpi di tamburo a cui risponde un gutturale “uh”, è ora descritto come un “Viking war chant”, chiamato anche “Viking train” e “Viking roar”.

Comunque che sia vichinga, neozelandese o delle isole Samoa, ogni Haka lascia lo spettatore senza fiato, rapito da quelle masse ferme e attente al segnale sonoro, il cuore sembra fermarsi fra un grido e l’altro, e tutti partecipiamo all’entusiasmo di un popolo che si sente per un momento tanto unito. (sotto video 3 e 4).

Ora cerchiamo di capire bene dov’è l’Islanda sulla cartina…

(di Roberta Frameglia, 12 luglio 2016)

Video 1: Inno Nazionale Islandese

Video 2: dal film 300

Video 3: Iceland vs England, Euro 2016

Video 4: il ritorno della squadra in patria dopo Euro 2016

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