La La Land: la storia di ciascuno di noi

33.la la landDevo essere sincera: se avessi visto La La Land al cinema appena uscito, il finale avrebbe condizionato negativamente il mio giudizio complessivo del film. Essendo un musical sarei andata piena di aspettative: musical = happy end chiaro e colorato. Invece non è così. Chi mi conosce sa che se devo vedere un film, prima mi accerto che finisca bene, altrimenti rimango inversa per giorni, perciò preferisco non guardarlo. Accetto che muoia qualcuno durante la storia, certo, ma il finale deve essere sereno. Una vera cinefila e in più coraggiosa.

La La Land però non finisce male. E’ malinconico, ma non finisce male.

Dicevo, non l’ho visto al cinema, per congiunture astrali avverse: l’ho guardato sul tablet, in treno e a spezzoni. La prima volta. Le altre 5 lo stesso, ma con un’opinione più precisa dei vari momenti, cercandone sfumature, interpretandone i dettagli e cogliendone ogni possibile citazione. In pratica mi è piaciuto tanto.

Ovvio che mi sarebbe piaciuto: è un musical e io ne sono una patita.

Sbagliato. Molti non mi sono piaciuti, da The Wiz (con Diana Ross e Michael Jackson, del 1978. Troppo disco music style) a Whiplash (dello stesso regista di La La Land, del 2014. Psicologicamente forzato e violento).

La La Land mi è piaciuto perché racconta di ognuno di noi. Ogni scena, ogni scelta musicale, la storia intera racconta di noi. La musica è orecchiabile, certo, i costumi sono colorati ed eleganti, l’ambientazione è curata ed accattivante, ma è la storia che ci riguarda da vicino.

Primo. Tutti abbiamo o abbiamo avuto un sogno, realizzato o meno, realizzabile o meno, dal fare l’astronauta all’ andare in mongolfiera, dal vincere la lotteria ad allargare la famiglia.

Mia e Sebastian sono questo: due giovani che sognano un futuro costruito sulle loro passioni. La recitazione e la musica sono la loro ragione di vita. Sono caparbi, mollano e ripartono, si abbattono e la spuntano, alla fine con grande successo per entrambi. A scapito della loro storia? Certo, ma solo perché sono stati in quel momento il trampolino l’uno dell’altra, si sono aiutati a diventare ciò che era giusto diventassero singolarmente. Si sono feriti? Un po’, ma per rinforzarsi.

E chi non ricorda di aver vissuto incontri che ci hanno ferito, ma formati? Storie che dovevano essere vissute, e proprio in quel modo, perché potessimo diventare quelli che siamo ora?

Secondo. Tutti abbiamo immaginato almeno una volta come sarebbe stato se… Ripenso a Sliding doors: come sarebbe stato se avessi preso/perso quel treno e fossi arrivata prima/tardi a casa?

Quella domanda non è detto che sia per rinnegare la vita reale o per disconoscere veramente come stiamo vivendo ora, ma solo per fantasticare, nel bene e nel male e magari per confermare la scelta fatta.

Di nuovo, Mia e Sebastian ripensano alla fine ad un futuro alternativo alla realtà, felice e insieme, colorato e canterino. Ma è una realtà fantastica, che inevitabilmente deve convivere con la nostalgia e la malinconia, perché la realtà è un’altra. Cosa prova che sono stati l’uno il carburante dell’altro? Quell’ insegna “Seb’s” e il maxi poster col viso di Mia, attrice ormai affermata.

Tutto il film è un sogno e ogni scena è la citazione di altri sogni:  da Fame di A. Parker del 1980 a Grease di R. Kleiser del 1978,  da Singin’ in the rain di S. Donen e G. Kelly del 1952 a West Side Story di Robbins e Wise del 1961, da An American in Paris di V. Minnelli del 1951 a Moulin Rouge di B. Luhrmann del 2001 (sotto tutti i riferimenti in un video).

I sogni sono speranze o desideri di realtà inconsistenti, che se perseguiti possono realizzarsi, altrimenti rimangono nella fantasia. La realtà è un’altra, perché abbiamo fatto una scelta.

Poteva andare diversamente e noi saremmo stati diversi in un contesto diverso. Mia e Sebastian non sono rimproverabili per aver trascurato la loro storia per inseguire un sogno. Hanno fatto una scelta e scegliere significa rinunciare a qualcosa per sposare qualcos’ altro. Non ci è dato sapere se vivranno di rimpianti, ciò vorrebbe dire non vivere pienamente e non voglio pensare che sia così.

“Due strade divergevano in un bosco d’autunno
e dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe,
essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai
fissandone una, più lontano che potevo
fin dove si perdeva tra i cespugli.

Poi presi l’altra, che era buona ugualmente
e aveva forse l’aspetto migliore
perché era erbosa e meno calpestata
sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.

Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito
oh, mi riservai la prima per un altro giorno
anche se, sapendo che una strada conduce verso un’altra,
dubitavo che sarei mai tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra molti anni:
due strade divergevano in un bosco ed io –
io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza.”  (Robert Frost)

(di Roberta Frameglia, 27 giugno 2017)

 

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