Nuove festività per tutti

Celebration-with-Color-On-Holi-Great-Photos“Come sono i ponti l’anno prossimo?”. Ciclicamente capita a tutti di fare o ricevere questa domanda, sognando di poterci ritagliare dei momenti di stacco durante l’anno. E via a cercare: Immacolata, Natale e Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, ecc ecc. Ultimamente però secondo me queste feste, sia quelle religiose che quelle laiche, mancano di spinta motivazionale e di significato.

Mi spiego meglio. Per me cattolica le festività religiose hanno un peso importante, alcune feste laiche hanno poi altrettanto valore per la storia del mia nazione, penso al 25 aprile o al 2 giugno, e per questo le rispetto. Ma a parte alcune feste intoccabili (appunto importanti per la nazione o per la religione -più diffusa), perché non pensare a delle festività che aiutino la cooperazione pacifica e la convivenza fra nazionalità diverse (e anche la stessa magari)?

Penso ad alcuni appuntamenti ormai solo strumentalizzati, come la festa della donna, che ricorda un avvenimento che non è conosciuto praticamente da nessuno, o il 1 maggio, oggi giornate a mio avviso solo bistrattate.

Ho immaginato allora delle feste collettive e comunitarie mondiali, che possano coinvolgere tutti senza distinzioni di religione, ceto, professione, ideologia, un periodo di manifestazioni che sfoci nella data prefissata, apice della festa e che coinvolga tutti: dalle scuole primarie alle università, dalle alte cariche istituzionali alle associazioni private.

Non giornate aleatorie, ma pratiche, che coinvolgano fisicamente il più alto numero di persone possibili. Tipo:

  1. La festa delle stagioni: come si faceva una volta, e in alcuni posti si fa ancora: un giorno per ognuna, a marzo, a giugno, a settembre, a dicembre, con la settimana che precede articolata in iniziative legate alla natura, dai mercati ortofrutticoli e dei fiori, da incontri musicali a festival artistici che parlano di quel periodo dell’anno; da appuntamenti culinari a convegni di astronomia, ecc ecc.
  2. La festa della Nazione: tutto il mondo nella stessa settimana, con relazioni, incontri di varia natura per ricordare i momenti salienti della sua storia. Un unico appuntamento preparato da diversi incontri dei giorni precedenti, per valorizzare l’idea dell’unità nazionale e della sua bellezza, fatta non solo dagli stereotipi più superficiali (la pizza, il caffè, nel caso dell’Italia), o da quelli più preoccupanti (“tanto siamo in Italia…”). Un terzo simbolo, insomma, al pari della bandiera e dell’inno nazionale, in cui tutti credano, siano coinvolti e di cui si sentano fieri.
  3. La festa delle arti: non una, ma tutte in contemporanea. Tanti eventi che possano coinvolgere tutti, dalle accademie alle scuole, dai bambini agli anziani, dai circoli culturali ai comitati di quartiere. Tutti impegnati in ogni forma d’arte: dalla letteratura alla pittura; dalla musica alla danza e al teatro; dai lavori manuali più “semplici” (il ricamo, la pittura su tela, la maglia, il decoupage, ecc) ai grandi eventi e ai flash mob colorati e allegri; dai festival del cinema alle mostre fotografiche…
  4. Niente vacanze di Natale e di Pasqua, tanto comode, ma che coinvolgono anche i non cristiani, che sai, lo spirito natalizio può piacere a tutti, ma alla Resurrezione devi proprio credere… E allora niente obblighi o ipocrisie, basta cambiargli il nome: vacanze invernali e vacanze di primavera (come avviene già in molti stati), al cui interno, per chi lo desidera, è festeggiato il Natale e la Pasqua nei reali significati cristiani.
  5. E per valorizzare le nostre comunità multietniche e conoscere le diverse etnie, la festa dei popoli, in cui si possa convogliare negli stessi giorni e nella stessa nazione iniziative che richiamino, che so, l’Oktoberfest, la Festa dei colori indiana, il Thanksgiving, le Fiestas Patrias del Perù, la Festa dei pali della cuccagna dell’Indonesia, con concerti, cene tipiche, e ognuno libero di girare coi costumi tipici del suo paese… (una sorta di “Artigiano in fiera” ambulante).
  6. E poi una giornata mondiale in cui seriamente commemorare i nostri defunti caduti in guerra, in tutte le guerre della storia, che possa servire da monito.

Tante feste in cui ognuno si senta libero di esprimere la propria diversità nello stesso momento. Secondo me, in un mondo così, vivremmo benissimo.

(di Roberta Frameglia, 6 luglio 2017)

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