La Fuga del gatto. Parte prima

Otto

Otto

Oggi mi chiedevo: chissà se i gatti dei cantanti lirici della storia hanno sopportato senza ribellarsi i vocalizzi dei proprietari.

Ho due gatti, Claus e Otto (Facebook: Claus il gatto e Otto). Uno obeso e tonto, l’altro smilzo e teppista. Da anni fanno parte della famiglia. La convivenza è serena, con marachelle e coccole nella norma, tranne quando studio: il loro udito ipersensibile non sopporta il volume dei miei vocalizzi e del canto lirico in genere. Col suono del pianoforte non hanno problemi, con accenni a mezza voce nemmeno, ma con gli “urli” scappano. Un’evoluzione nel tempo in realtà c’è stata: mentre Claus da piccolo, il primo arrivato, fuggiva terrorizzato al primo “mimimi”, ora hanno entrambi imparato ad anticipare quello che succede, solo vedendo lo spostamento del leggio in centro alla stanza: non fanno una piega, scendono dal divano rassegnati e molli e si spostano flemmatici verso un’altra camera senza neanche guardarmi, mentre la Gina, la tartaruga, fa capolino fuori dall’ acqua e mi osserva cantare tutto il tempo (la superiorità del genere…).

Felix, Silvestro, Tom, Garfield, lo Stregatto, il Gatto con gli stivali, Simon’s Cat, Romeo e “gli Aristogatti” fino ad arrivare alla Pantera Rosa, a Diego dell’”Era glaciale” e al Re Leone: tanti sono i felini entrati nell’immaginario collettivo fin dalla nostra infanzia, per non parlare dei gatti della letteratura (Eliot, Bulgakov, Capote, Neville, Carroll, Lewis, Poe, Twain…) e ancor più dell’arte (Goya, Manet, Renoir, Picasso, Kahlo…), e milioni sono le foto di personaggi noti ripresi col loro amico in braccio (vedi), ma non ho notizie rilevanti di gatti di cantanti lirici della storia.

Compositori che abbiano dedicato pezzi ai felini però ne conosco molti.

  • CARLO FARINA (ca1600- 1639), IL GATTO da il Capriccio stravagante per 2 violini, 3 viole, tiorba e clavicembalo (1627). un susseguirsi di ritornelli a mo’ di canzone o di danza, dove Farina mischia ogni sorta d’imitazioni fantastiche: animali, altri strumenti (tremolo d’organo, piffero, tamburo, chitarra), ricerca d’effetti sonori strani. E un gatto. (Vedi)
  • ADRIANO BANCHIERI (1568-1634), CONTRAPPUNTO BESTIALE ALLA MENTE a cinque voci (1608). Sopra un austero basso d’armonia su testo latino, un cucco, un chiù (civetta), un gatto e un cane improvvisano (“alla mente”) uno spiritoso contrappunto, parodia della severa tradizione franco-fiamminga. Ecco il testo: “Fa la la … Nobili spettatori, udrete hor hora quattro belli humori, un cane, un gatto, un cucco, un chiù per spasso, far contrappunto a mente sopra un basso. Fa la la la …Nulla fides gobbis, similiter est zoppis. Si squerzus bonus est, super annalia scribe”. (Vedi)
  • DOMENICO SCARLATTI (1685-1757), FUGA DEL GATTO, sonata K. 30 in sol minore, per clavicembalo (1739). Il titolo è stato introdotto solo all’inizio del XIX secolo e, pertanto, non è mai stato usato dal compositore. La leggenda vuole che Scarlatti abbia creato questo pezzo grazie al suo gatto Pulcinella, il quale, in una passeggiata sulla tastiera, produce un motivo casuale interessante, subito scritto dal compositore, che ne sviluppa poi un intero pezzo. (Vedi)
  • HEINRICH IGNAZ FRANZ BIBER (1644-1704), DIE KATZ dalla Sonata representativa, in La maggiore, per violino e b.c. (1669). Brevissimi quadretti illustrano i versi di alcuni animali separandoli con altrettanto brevi passaggi. Il lavoro inizia con un’introduzione (Allegro) e si conclude con una marcia e un tempo di allemanda. Allegro – Usignolo – Cuculo – Rana – Gallo e galline – Quaglia – Gatto – Marcia dei moschettieri – Allemanda. (Vedi, da 5’42”)
  • GIOACHINO ROSSINI (1792-1868), DUETTO BUFFO DI DUE GATTI per due soprani (1825). Il componimento è solitamente attribuito a Gioachino Rossini, ma non è stato scritto direttamente dall’autore pesarese: si tratta infatti di un brano composito, basato su musiche in gran parte di Rossini (tratte dall’Otello, del 1816), ma anche di altri autori. Ad assemblare il tutto, con qualche probabilità, pensa il compositore inglese Robert Lucas de Pearsall, firmatosi con lo pseudonimo di “G. Berthold”. Il testo del duetto consiste interamente nella ripetizione della parola miau. (Vedi)
  • MAURICE RAVEL (1875-1937), LE CHAT E LA CHATTE da L’Enfant et les Sortilèges, per baritono e mezzo soprano (1919-1925). Opera in due parti, composta in collaborazione con la scrittrice francese Colette, capolavoro di orchestrazione,  viene spesso eseguita in forma di concerto. Una storia immaginifica con animali e oggetti parlanti.(Vedi)
  • SERGEJ PROKOFIEV (1891-1953), IL GATTO ne Pierino e il lupo (1936). Musica e testo sono ad opera interamente del compositore. Per l’esecuzione occorrono la voce di un narratore e di un’orchestra. La figura del gatto è affidata al clarinetto, che ne sottolinea i movimenti tipici: lenti, guardinghi, sornioni o scattanti. (Vedi)

Continua…

(di Roberta Frameglia, 3 luglio 2015)

La musica classica va in vacanza

Claude Monet, Beach at Trouville, 1870, oil on canvas. Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, CT.

Claude Monet, Beach at Trouville, 1870, oil on canvas. Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, CT.

Oggi mi chiedevo: quali sono i brani classici per l’estate?

E’ iniziata l’estate e come tutti gli anni si sceglie quale musica portare in vacanza. E allora perché non pensare anche alla musica classica più adatta ai mesi estivi?

Naturalmente subito penso a Vivaldi e L’estate Summertime di Gershwin da Porgy and Bess. Troppo prevedibile.

Lasciamo correre allora la fantasia: Eine kleine Nachtmusik (“Piccola serenata notturna”) di Mozart, brano che già ai tempi del compositore era suonato nelle corti e nei giardini nobiliari proprio durante le sere d’estate. Der Sommer (“L’estate”) da Die Jahreszeiten (“Le Stagioni”) di Haydn, maestoso oratorio settecentesco per soli, coro e orchestra, o Ein Sommernachtstraum (“Sogno di una notte di mezza estate”) di Mendelssohn, musica di scena composta sull’omonima commedia mitologica di Shakespeare.

Passo ora in Francia, verso gli impressionisti francesi, il cui interesse, più specifico per il mare, si manifesta in pezzi sinfonici come La mer (“Il mare”) di Debussy, considerato una delle migliori opere per orchestra del ventesimo secolo, o i brani per pianoforte Jeux d’eau (“Giochi d’acqua”) e Une barque sur l’Ocean (“Una barca sull’Oceano”) di Ravel, in cui i movimenti suggestivi dell’acqua sono espressi grazie a rapidi e vertiginosi passaggi pianistici, alternati a sonorità più lievi e sognanti.

Se si protende invece verso sonorità orchestrali più contemporanee, nella Piccola musica notturna di Dallapiccola si troverà una immobilità immaginifica, fatta di ombre e luci che ricreano quell’ atmosfera sospesa di certe notti afose d’estate, come la Pastorale d’été (“Pastorale d’estate”) di Honneger, riferita invece all’alba di una giornata estiva.

La liederistica tedesca dell’Ottocento, poi, sa dipingere con la musica e il testo veri quadri ideali, come la piccola ape che dialoga con un giovane ragazzo innamorato, nel silenzio della calura estiva (Der Knabe und das Immlein, “Il ragazzo e l’ape”, di Wolf), oppure “il signor usignolo” che canta solitario su un ramo (Ablösung im Sommer, “Cambio della guardia in estate”, di Mahler). Lo stesso accade nelle mélodies francesi, che spesso prediligono descrivere i campi di grano e i fiori estivi, come i papaveri o i fiordaliso (Fleur des blés, “Fiore delle messi”, o Beau Soir, “Bella Serata”, entrambe di Fauré) o, come nel ciclo Le nuits d’été (“Notti d’estate”) di Berlioz, dove la pittura ideale verte sul gioco fra amore e morte, attraverso immagini fantastiche.

Molte composizioni sono poi dedicate alla montagna, come il lied La Marmotte di Beethoven o Der Alpenjäger (“Il cacciatore delle Alpi”) di Schubert, fino al nostro Rossini con La pastorella delle Alpi o Catalani con la Canzone dell’Edelweiss dall’opera La Wally.

Coraggio, nella vostra tracklist quest’anno, fra Beyoncé e i Modà mettete anche Mozart! Basta iniziare.

(di Roberta Frameglia, 9 giugno 2015)

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