E io nannerello!

Oggi mi chiedevo: ma come vive uno stonato?

Mio marito quando siamo in macchina non vuole che nannerelli. E’ più forte di lui: mi guarda di sbieco senza neanche girare la testa mentre guida e basta questo perché io percepisca una completa disapprovazione. E tocca smettere, sbuffo ma smetto.

Com’è più forte di me farlo. Lo faccio da sempre, da quando mi sono rassegnata al fatto che la mia memoria è a suo piacere selettiva: ricordo nomi, cose e città, profumi e balocchi, i 7 nani anche al contrario e con un po’ di concentrazione potrei anche elencare i figli di Bach…ma non i testi delle canzoni. Quelli mai!

E’ sempre stato così. Dalle infinite strofe di certi Lieder (comprensibile) a canzoni tipo “Azzurro” (giuro, non la so). Finché sono le arie del ‘700 col da capo e le variazioni, mi diverto anche e agganci mentali li trovo facilmente, ma quando si tratta di strofe uguali e ritornelli diventa una tragedia: invento le frasi, il senso compiuto sparisce, finché mi blocco e assumo un’espressione fra l’atterrito e il completamente perso.

E allora nannerello. Non canticchio, che vorrebbe dire produrre qualche suono avvicinabile a parole comprensibili, né fischietto, sconveniente per una signora, ma nannerello. E sono pure brava! Il mio na-na-na riproduce perfettamente la melodia, poi i controcanti, le percussioni e pure i ponti armonici.

Al mio compagno (di viaggio) però questo non va: “o canti bene o mi lasci ascoltare”.

Non fa una piega: ci ridiamo su e alla canzone successiva riattacco convinta. La mia autostima non viene intaccata, sono una cantante e sono in grado di decidere come usare la mia voce e di certo mio marito non lo mette in dubbio, anzi si diverte apposta a prendermi in giro.

Ogni volta però faccio una riflessione: io non ho mai subito frasi del genere, ma quante volte ho sentito dire “no, io non canto perché sono stonato”, “per carità che non canti, perché ha una voce terribile”, “ha tutte le più belle qualità, tranne il senso del ritmo”. Personalmente sono convinta che ognuno di noi abbia almeno una dote da coltivare e con la quale realizzarsi e non è detto che sia proprio la musicalità, ma reprimere l’espressione vocale di qualcuno è sempre triste.

Mi capita spesso di suggerire ai genitori dei miei alunni di cantare con loro e di farli cantare, di ascoltare musica o suoni e provare a seguirne il ritmo: stonati o intonati, aggraziati o goffi è importante provarci e, se possibile, provarci insieme. E’ naturale che non si sia in grado di fare qualcosa se non lo si fa mai. Possibile che alla fine si scopra che quel qualcosa non piace proprio, ma precludersi in partenza o precludere a qualcuno la possibilità di sperimentarsi è sempre un peccato. E lavorare con la voce permette sempre di scoprire qualcosa di sé.

Quindi voi rappate, vocalizzate o urlate, che io nannerello!

(di Roberta Frameglia, 10 giugno 2015)

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