Il tacchino (rin)graziato

Scared-Cartoon-Turkey-Credit-iStockphoto-11571237511-300x186Oggi mi chiedevo: che fine fa il tacchino graziato, o “pardoned”, come dicono gli americani? Gli altri lo sappiamo…

Nel Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, l’unico ad essere il protagonista, suo malgrado, è il tacchino. Il quarto giovedì di novembre di ogni anno al Presidente degli Stati Uniti viene presentato un tacchino, scelto fra un gruppo allevato nello stesso modo dei tacchini designati alla macellazione. Circa 80 uccelli, di solito allevati nella fattoria della National Turkey Federation, sono selezionati in modo casuale alla nascita fra migliaia da graziare e sono addestrati per gestire forti rumori, i flash e le grandi folle; dal gruppo ne vengono ulteriormente scelti 20 fra i più grandi e meglio educati e, infine, ridotti a due finalisti, i cui nomi sono dati dallo staff della Casa Bianca mediante un bando che dal 2003 invita i cittadini a sceglierne i nomi.

Come sappiamo la cerimonia cosiddetta “della grazia presidenziale” avviene alla Casa Bianca alcuni giorni prima del Giorno del ringraziamento, nota come National Thanksgiving Turkey Presentation. Risale al 1963 per opera di John Fitzgerald Kennedy che scelse di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente fin dal 1947.

Ma cosa succede al fortunato tacchino, o meglio ai due fortunati (vedremo dopo perché sono 2)? Dopo aver aperto dal 1989, come i grandi marescialli onorari, la Disney Thanksgiving Day Parade, sono inviati in qualche tenuta/allevamento. Per molti anni sono stati inviati al Frying Pan Park a Fairfax County in Virginia. Dal 2005 al 2009 invece sono stati inviati alternativamente al Disneyland Resort in California o al Walt Disney World Resort in Florida. Interessante poi è la decisione del Mount Vernont, dove sono stati portati nella tenuta di George Washington dal 2010 al 2012, dove alla fine ne è stata vietata l’accoglienza poiché di fatto ha violato la politica della tenuta di mantenere la propria accuratezza storica (Washington non ha mai avuto tacchini). Negli anni successivi sono stati inviati al Morven Park Leesburg in Virginia, la tenuta dell’ ex governatore della Virginia (e prolifico allevatore proprio di tacchini).

Tutto molto interessante se non fosse per la salute di questi tacchini, graziati o meno.

Avendo il veterinario in casa, non ho fatto molta fatica a farmi spiegare: la maggior parte dei tacchini del Ringraziamento sono allevati e cresciuti per dimensione a scapito di una vita più lunga, e sono soggetti a problemi di salute associati all’obesità come malattie cardiache, insufficienza respiratoria e danni articolari. Come risultato di questi fattori, la maggior parte dei tacchini graziati hanno una vita molto breve dopo la grazia e spesso muoiono entro un anno dalla cerimonia, contro i 5 anni di un tacchino selvatico. Ecco il motivo della doppia grazia: nonostante alla parata ne partecipi uno solo, ne vengono graziati due nell’eventualità che uno dei due non riesca ad arrivare vivo alla parata.

In America si contano razze (anche se ormai non si parla più di “razza”, ma, ahimè, soltanto di incroci industriali o ibridi commerciali) che possono essere spinte a pesare fino a 18 kg, creando all’animale, come detto, dei problemi fisici importanti. Le varietà italiane, prevalentemente diffuse al Nord, hanno meno problemi di sovrappeso, per un minor e diverso utilizzo (per maggiori informazioni visita questo sito).

E dopo questa iniezione di euforia, non si può non ricordare il buon Gioachino Rossini come amante della tavola e ottimo cuoco, che cita spesso nelle sue memorie anche il tacchino. Ma non solo: durante la visita di Richard Wagner nella sua villa di Passy, si narra che Rossini si alzasse dalla sedia spesso durante la conversazione, per poi tornare a sedersi dopo pochi minuti. Alla richiesta di spiegazioni da parte di Wagner, Rossini rispose: “Mi perdoni, ma ho sul fuoco una lombata di capriolo. Dev’essere innaffiata di continuo”.

Ciò che si ricorda però sul tacchino riguarda una domanda di un ammiratore rivolta a Rossini, in cui, vedendolo sempre gioioso e pacifico,  gli chiese se non avesse mai pianto in vita sua. La risposta fu esilarante: “Sì”, una sera, in barca, sul lago di Como. Si stava per cenare e io maneggiavo uno stupendo tacchino farcito di tartufi. Quella volta ho pianto proprio di gusto: il tacchino mi è sfuggito ed è caduto nel lago!

Per concludere consiglio vivamente di vedere (o rivedere) il buffissimo sketch di Mr. Bean alle prese col suo tacchino del Ringraziamento.

(di Roberta Frameglia, 24 novembre 2015)

 

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